Notizia improvvisa, inattesa, caduta per caso in una conversazione su altro.
Immaginabile forse, ma la realtà è sempre più vera, per definizione.
Il respiro si blocca, tutto il mondo si blocca, il tempo si blocca, per qualche interminabile secondo. Quanto basta per mettere in piedi una reazione che sembri normale, col desiderio unico di chiudere in fretta una telefonata.
E poi spingere sull’acceleratore, su un’autostrada troppo stretta per scappare.
Un dolore, l’ultimo spero. Una botta, proprio lí dove le ginocchia spezzate si erano faticosamente rimesse in sesto. Lí dove faceva così male, la memoria di un dolore riemerge.
Per lunghi minuti perdo il conto di tutto, non sento la musica, non so dove sono, non riesco a pensare. Spingo sul gas, per cacciare la voce che rimbomba in testa.
Spingo sul gas, diretta a Pistoia, come 4 anni fa. Piove anche oggi, ma stavolta non sarò chiusa in una stanza d’albergo: è un altro tipo di amore quello che mi attende. Mi arrampico sulle colline, dove il calore di due donne scalderà il freddo che è sceso.
In questa piccola casa, immersa in antichi sapori, fra distese di vigneti e panorami stupendi, curerò anche questo piccolo, ultimo dolore.
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Mi dispiace.
questo scritto mi fa venire in mente il film “Io ballo da sola”. C’è una sorta di immediatezza che si respira, un’inevitabilità che assale, come se all’improvviso si rompesse una bottiglia: vetri in mille pezzi, l’acqua si disperde e bagna. Niente più è come prima. Il corpo non torna indietro.
Andare avanti diventa l’unica possibilità. Esplorare il possibile la vera opportunità
Proprio così, vetri in mille pezzi, perchè la bottiglia è caduta all’improvviso, inaspettatamente. Ma ho preso una scopa e stavolta li ho buttati via tutti, quei vetri, non ricostruirò quella bottiglia un’altra volta, non mi taglierò più con i suoi vetri…