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Azzurro

Azzurro

Ti ho atteso come Penelope aspettava Ulisse, come Giulietta aspettava Romeo, come Beatrice aspettava Dante per riscattarlo.

Il vuoto della steppa era affollato dai ricordi di Te… ma quando guardavo indietro, verso le orme dei miei passi, non ti vedevo. Ho sofferto molto.

Ho capito che avevo imboccato un cammino senza ritorno, e mi sono resa conto che, quando agiamo così, non possiamo fare altro che continuare per quella strada. Allora sono andata da un nomade che avevo conosciuto tempo prima, gli ho chiesto di insegnarmi a dimenticare la mia storia personale, ad aprirmi all’amore che è presente in ogni luogo…(…) mi ha raccontato che nella steppa usano sempre la parola “azzurro” per designare il cielo, anche quando è grigio – perché sanno che al di sopra delle nuvole è sempre di quel colore.

Mi ha preso per mano, e mi ha aiutato ad attraversare queste nuvole. Mi ha insegnato ad amare me stessa. Mi ha rivelato che il mio cuore doveva servire me e Dio, e non essere assoggettato alle necessità degli altri.
Mi ha detto che il mio passato mi avrebbe accompagnato per sempre: tuttavia, quanto più fossi riuscita a liberarmi dei fatti e a concentrarmi solo sulle emozioni, tanto più avrei capito che nel presente esiste sempre uno spazio grande come la steppa, che dev’essere colmato con altro amore e altra gioia di vivere.
Infine mi ha spiegato che la sofferenza nasce quando ci aspettiamo che gli altri ci amino nel modo che immaginiamo, e non nella maniera in cui l’amore deve manifestarsi – libero, incontrollato, pronto a guidarci con la sua forza e a impedirci di fermarci..”

Non c’è stato niente dopo te, come te…

Romanticherie

Romanticherie

La cosa più grande che tu possa imparare è amare e lasciarti amare.

Ho vissuto molto, e ora credo di aver trovato cosa occorra per essere felici: una vita tranquilla, appartata, in campagna. Con la possibilità di essere utile con le persone che si lasciano aiutare, e che non sono abituate a ricevere. E un lavoro che si spera possa essere di una qualche utilità; e poi riposo, natura, libri, musica, amore per il prossimo. Questa è la mia idea di felicità. E poi, al di sopra di tutto, tu per compagno, e dei figli forse. Cosa può desiderare di più il cuore di un uomo?

Itaca

Itaca

  Quando ti metterai in viaggio per Itaca
devi augurarti che la strada sia lunga,
fertile in avventure e in esperienze.
I Lestrigoni e i Ciclopi
o la furia di Nettuno non temere,
non sara` questo il genere di incontri
se il pensiero resta alto e un sentimento
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo.
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo,
ne’ nell’irato Nettuno incapperai
se non li porti dentro
se l’anima non te li mette contro.

  Devi augurarti che la strada sia lunga.
Che i mattini d’estate siano tanti
quando nei porti – finalmente e con che gioia -
toccherai terra tu per la prima volta:
negli empori fenici indugia e acquista
madreperle coralli ebano e ambre
tutta merce fina, anche profumi
penetranti d’ogni sorta; piu’ profumi inebrianti che puoi,
va in molte citta` egizie
impara una quantità di cose dai dotti.

  Sempre devi avere in mente Itaca -
raggiungerla sia il pensiero costante.
Soprattutto, non affrettare il viaggio;
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio
metta piede sull’isola, tu, ricco
dei tesori accumulati per strada
senza aspettarti ricchezze da Itaca.
Itaca ti ha dato il bel viaggio,
senza di lei mai ti saresti messo
sulla strada: che cos’altro ti aspetti?

  E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso.
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

Konstantinos Kavafis

Castelli di rabbia (Alessandro Baricco)

Castelli di rabbia (Alessandro Baricco)

 

Un libro di quelli che non smetteresti mai di leggere pagina dopo pagina. Intenso, vissuto, ricco.

Il linguaggio è quasi uno stream of consciousness (non alla stregua di Joyce, più semplice e chiaro, assolutamente comprensibile), ma che ti rende parte del tutto, quasi come fossero i tuoi pensieri a tradursi in parole.

Stralci di vita di diverse persone: un sognatore che tenta di tradurre in materia i suoi sogni con l’aiuto di un maestro vetraio visionario quanto lui. Una donna tanto bella quanto misteriosamente affascinante che porta con sé un segreto. Un rapporto d’amore strano e speciale di cui sono testimoni tutti i personaggi del romanzo. Un filo che corre lungo tutte le storie e ti trascina con sé facendoti perdere in un tempo senza tempo, in un luogo senza dove, in un sogno senza fine…

 

 

Tacque, il signor Rail. Guardava il vecchio Andersson e pensava. Gli saliva da dentro una tristezza antica e  sapeva che non doveva lasciarla arrivare dove avrebbe cominciato a fare male davvero. Cercò di pensare a un treno in corsa, solo a quello, a farsi portare via da quell’idea, un treno in corsa, come una ferita….

 

Tu non sei come gli altri, Dann,  tu fai delle cose, tante cose, e ne immagini ancora delle altre ed è come se non ti bastasse una vita sola per farcele stare tutte. … tu, sembra che devi vincerla, la vita, come se fosse una sfida.

 

Magari tu puoi dire che un giacca è una cosa da niente ed è da pazzi decidere la propria vita stando ad aspettare che una giacca diventi della tua misura…ma una cosa vale l’altra… il destino fa fuoco con la legna che c’è.

 

 

Accadono cose che sono come domande.
Passa un minuto, oppure anni, e poi la vita risponde.

Perché è così che ti frega la vita. Ti piglia quando hai ancora l’anima addormentata e ti semina dentro un’immagine, o un odore, o un suono che poi non te li togli più. E quella lì era la felicità. Lo scopri dopo, quando è troppo tardi.

E già sei, per sempre, un esule: a migliaia di chilometri da quell’immagine, da quel suono, da quell’odore. Alla deriva.

I desideri sono la cosa più importante che abbiamo e non si può prenderli in giro più di tanto. Così, alle volte, vale la pena di non dormire pur di stare dietro ad un proprio desiderio. Si fa la schifezza e poi la si paga. E solo questo è davvero importante: che quando arriva il momento di pagare uno solo non pensi a scappare e stia lì, dignitosamente, a pagare. Solo questo è importante.

"La musica è l’armonia dell’anima".

.. quando la gente ti dirà che hai sbagliato… e avrai errori dappertutto dietro al schiena, fregatene. Ricordatene.  Devi fregartene. Tutte le bocce di cristallo che hai rotto erano solo vita…non sono quelli gli errori… quella è vita… e la vita vera magari è proprio quella che si spacca,quella vita su cento che alla fine si spacca….. io questo l’ho capito, il mondo è pieno di gente che gira con in tasca le sue piccole biglie di vetro….le sue piccole tristi biglie infrangibili…..e allora tu non smetterla mai di soffiare nelle tue sfere di cristallo…..sono belle, a me è piaciuto guardarle, per tutto il tempo che ti sono stato vicino…ci si vede dentro tanta di quella roba….. é una cosa che ti mette l’allegria addosso…non smetterla mai….. e se un giorno scoppieranno anche quella sarà vita, a modo suo….. meravigliosa vita.

SONO DOV’È IL MIO CORPO – Piero Iotti con Tullio Masoni – Giuntina Ed.

SONO DOV’È IL MIO CORPO – Piero Iotti con Tullio Masoni – Giuntina Ed.

In un’atmosfera a me nota, con frasi letteralmente scritte in dialetto modenese, si dipana la storia di un uomo deportato per ragioni politiche a Mauthausen.

Una storia comune, come quella di milioni di uomini deportati e annullati. Ma una storia a lieto fine, volta a testimoniare la necessità del ricordo, della testimonianza. Vivo per testimoniare. E la testimonianza viene raccolta da uno scrittore che rielabora e contestualizza brani di memorie e li mette insieme per noi, con un linguaggio semplice e spoglio, che poco spazio lascia a romanzesche reinterpretazioni.

Perché non serve reinterpretare, serve solo sapere.

La storia è semplice  e pulita, il tema alleggerito un poco da alternanze temporali che lasciano scoprire man mano che la lettura avanza, qualcosa di più della storia dei protagonisti.

Un bel libro, che si legge in poche ore e che muove riflessioni e pensieri sulla natura umana e le bassezze a cui può arrivare.

Lo scopo non è impressionare, dare sfogo all’immaginazione perversa di torture o violenze, ma solo (solo per modo di dire) fare capire e ricordare l’orrore che non deve ripetersi.

                                            

Se qualcuno lo vuole leggere, glielo presto. Ma deve tornare a casa…